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Associazione Radicali Cuneo - Gianfranco Donadei

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Gianfranco Donadei

11-02-2021 16:28

Radicali Cuneo

Di seguito pubblichiamo la raccolta elaborata da Gemma Macagno sulla vita di Gianfranco Donadei, morto a Cuneo nel 2018. Cari amici,quando ci siamo tr

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Di seguito pubblichiamo la raccolta elaborata da Gemma Macagno sulla vita di Gianfranco Donadei, morto a Cuneo nel 2018.

 

Cari amici,
quando ci siamo trovati insieme in occasione della morte di Gianfranco Donadei nei vani dell’obitorio dell’ospedale di Cuneo, ci eravamo proposti di realizzare una memoria collettiva, ciascuno scrivendo un “pezzo” che servisse a farlo rimanere vivo nella nostra mente e nei nostri affetti ed a consentire il ricordo e la rivisitazione dei valori che ha espresso, per cui è vissuto e che abbiamo condiviso.


Ci eravamo anche impegnati ad agire per ottenere da parte dell’Amministrazione Comunale la realizzazione di una struttura adatta a consentire il commiato laico, nel rispetto della dignità dei cittadini che non si avvalgono delle strutture religiose: questo anche per superare la discriminazione verso i non aderenti a confessioni e realizzare finalmente un progetto civile, che è stato a cuore anche a Gianfranco ed ai molti laici, già morti od ancora viventi.
D’accordo ed anche sollecitata da Michele Calandri, già direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, e dai molti amici e stimatori di Gianfranco, ho interpellato il figlio Davide, alcuni amici che fin dall’infanzia gli sono stati accanto, condividendo la gioventù e gli studi, alcuni compagni di lotte culturali e politiche, persone che alla sua disponibilità e competenza professionale ed umana devono molto.


Vorremmo che questo fosse un ricordo collettivo, riunendo le testimonianze delle belle cose che ha realizzato e delle iniziative che ha portato avanti, in una città che tende a non cambiare.

In particolare gli amici Adriano Rosso e Guido Boero ci hanno inviato il loro ricordo degli anni della prima gioventù e del periodo liceale ed universitario. Si allegano i due “racconti”, che non mi piace definire memorie. Della sua capacità di costruire e mantenere i rapporti di amicizia e di coinvolgersi sempre per cause di alto impatto sociale ed etico mi ha parlato anche Cristiana Del Prete, con cui per molti anni ha condiviso iniziative ed esperienze e che da anni combatte per la realizzazione a Cuneo di una Sala del Commiato Laico.


Con Michele Calandri ne ricordiamo l’impegno giornalistico con “la sentinella delle Alpi” e la FUCI, la scelta radicale con la collaborazione alla fondazione del PR, sia a Roma, sia a Cuneo, l’attività medica in montagna a Prazzo e certamente il suo impegno antifascista militante, mentre dell’attività di medico condotto e Sindaco di Roccavione ci ha scritto l’attuale Sindaca Germana Avena. Lo conobbe fin da bambina e nel corso degli anni ha potuto apprezzarne le scelte politiche ed amministrative, che ancora oggi qualificano positivamente il paese. Il Parco comunale di prossima inaugurazione sarà intestato al suo nome, per rappresentare la gratitudine della popolazione.


Tutti siamo stati testimoni del costante impegno laico espresso anche nel contrasto alle prevaricazioni clericali che hanno pesantemente condizionato (e condizionano) la vita amministrativa, politica e socio-culturale con l’inevitabile conseguenza di clientelismi, voto di scambio, discriminazioni, mancata realizzazione delle pari opportunità, insensibilità ed omissione del rispetto di principi Costituzionali.
Gianfranco, oltre ad essere un eccellente medico neuropsichiatra, si è impegnato nell’attività politica con il Partito Radicale nazionale, di cui è stato fondatore insieme a Mauro Mellini, Silvio Pergameno, Loris Fortuna, Gianfranco Spadaccia, Adele Faccio, Marco Pannella. Angelo Bandinelli, Massimo Teodori, Angelo Pezzana, Gianfranco De Cataldo, per ricordarne solo alcuni, e promuovendo e partecipando a tutte le battaglie laiche e per i diritti civili, da quella per la parità di diritti tra generi, a quella contro le discriminazioni omofobiche e sessuofobiche, a quelle per il divorzio e per l’aborto, per l’abrogazione dei Patti Lateranensi.


Nell’evoluzione del P.R., dopo il grande successo elettorale del 1979, il Congresso di Genova evidenziò una divergenza tra la base ed il gruppo che si era creato intorno a Pannella. Vani furono i tentativi per ricondurre ai principi ed alla prassi del socialismo libertario, come configurato dallo Statuto di Bologna del 1967, il manipolo che aveva assunto la dirigenza, personalistica più che oligarchica. Le lotte per i diritti civili che avevano coinvolto e reso partecipi molte migliaia di italiani non furono tradotte con coerenza e determinazione in risultati concreti e realistici. La laicità, l’antimilitarismo, la parità di genere, l’europeismo, il modello federativo delle associazioni locali, la libertà di antenna, la riforma carceraria, quella del diritto di famiglia, l’eutanasia, l’attuazione dei principi costituzionali sulla scuola privata e paritaria, sulla libera scelta nei rapporti tra generi, queste e tutte le battaglie con cui i radicali si impegnavano, vennero a trovarsi nella disattenzione del P.R.

 

La teatralità paradossale ed individualistica dell’azione politica, la dismissione della pratica della non violenza, la scelta di obbiettivi assolutamente fuori portata e frustranti, come risolvere la fame nel mondo, oltre alla collusione con il PSI, nel momento meno etico della sua storia diedero il colpo di grazia. Fu così che nel 1986, dopo svariati tentativi di ricondurre sui binari radicali la prassi e le decisioni, Gianfranco, che non aveva mai rinunciato ai principi radicali, lasciò il P.R., come il gruppo che si era unito a livello locale per gli obbiettivi, che comunque portò e portammo avanti in molti modi, come avvenne in tutto il Paese.


Innumerevoli furono le battaglie: da quelle per la dignità ed il rispetto dei diritti del malato, che era considerato paziente, passivo anziché soggetto attivo e portatore di bisogni che tocca a tutti noi tutelare.
Ha dedicato ai più emarginati il suo lavoro, alla gente di montagna di cui conosceva bene
la fragilità e la forza. E’ stato costantemente impegnato nella difesa della natura ed a contrastare le dilapidazioni e profanazioni ambientali.


Con la sensibilità per i temi ecologici che lo ha caratterizzato, si oppose allo spreco di territorio dell’autostrada Cuneo-Asti, prevedendone i fallimenti e gli effetti deleteri sulla zona umida dello Stura e delle varie risorgive che vi confluivano e che inevitabilmente sarebbero scomparse con il conseguente deterioramento dell’habitat. Sempre attento alla tutela della montagna e dei suoi territori, delle sue acque e dei suoi abitanti, la valle Maira, cui sono legate le sue origini, gli deve molto, dalla difesa del patrimonio architettonico e culturale, a quella delle acque ed alla tutela dallo sfruttamento dei beni paesaggistici e delle popolazioni locali.


Fin dal finire degli anni ’60 fu anche promotore della battaglia per l'ottenimento del vincolo paesaggistico per le frazioni e zone circostanti di Chiappera e Chialvetta, in Val Maira. Il vincolo nazionale arrivò nel 1971 e fu preceduto da un vincolo regionale che fu approvato nel giugno del 1967, come ci ricorda la dott.ssa Cristiana Cometto, sua nipote, che ci ha inviato anche copia del documento con l'approvazione del vincolo nazionale del 1971 e dell'approvazione regionale. Chissà se c’è ancora la possibilità di avere testimonianza di quanto lavoro sia costata questa battaglia verde ante litteram, probabilmente osteggiata in allora anche da una parte della popolazione locale, ma che ha salvato entrambe le frazioni dalla costruzione di condomini ed altre oscenità.

 

Consapevole che la Costituzione, frutto del sacrificio di molti, donne e uomini anche giovanissimi e di sofferenze di tutto il popolo, dovesse essere realizzata, perché la società e la vita cambiassero, si è impegnato a questo scopo costantemente e lucidamente, nonostante le mille difficoltà, derivanti dal fatto che erano (e sono) molti gli interessi volti a ritornare agli interessi precostituiti ed a negare i valori resistenziali nei fatti.
Europeista convinto, ha condiviso il pensiero di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ferruccio Parri, che con la rivista “L’astrolabio” hanno promosso un efficace strumento di informazione utilissimo anche oggi per chiunque voglia capire e conoscere in modo laico e responsabile gli eventi italiani dal 1963 ad oggi (consultabile on line presso la biblioteca
del Senato)
Aveva capito che le trasformazioni sarebbero state possibili solo cambiando anche il ruolo ed il peso delle donne nella società, e si impegnò per promuovere anche a Cuneo le lotte delle donne con l’M.L.D. (movimento di liberazione della donna), con partecipazione attiva di alcune cuneesi, insieme ad Adelaide Aglietta, Anna Perego, Emma Bonino e molte altre persone, donne e uomini.


Ricordo la disobbedienza civile come strumento di politica attiva, sia per la battaglia per la legge 194 a tutela della salute e della libertà delle donne, sia nelle lotte antimilitariste e quelle contro le spese per gli armamenti e la guerra. E la lotta per l’obiezione di coscienza con la LOC e la testimonianza- disobbedienza civile di Roberto Cicciomessere?
La strategia che ha condiviso con il partito Radicale era quella di individuare uno scopo, creare un gruppo di opinione in cui coalizzare persone di diversa matrice per raggiungere l’obiettivo. Si tratta di un metodo pragmatico, scelto dal Partito Radicale come il più idoneo ad ottenere il risultato, ma anche a consentire alle persone di ragionare e muoversi con la propria responsabilità, fuori dagli schieramenti e condizionamenti dei partiti e delle chiese: strategia autenticamente dirompente, in grado di riportare le scelte politiche in mano ai cittadini. I frutti sono stati molti: l’abolizione della leva militare e la creazione del Servizio Civile, il divorzio, il diritto all’aborto per la salvaguardia della salute fisica e psicologica delle donne che decidono di abortire e per la scelta consapevole della maternità. Passi avanti molto importanti per il riconoscimento del rispetto e dell’inclusione sociale delle disabilità fisiche e psichiche, la piena legittimazione delle scelte di vita delle persone che vivono la sessualità in modo difforme dai canoni prestabiliti, prima socialmente emarginate o condannate perchè giudicate aberranti.

 

Un importante risultato è stato convogliare su obbiettivi di civiltà le energie della società ed impedire che i desideri legittimi e condivisi di cambiamento dello status quo conducessero molti giovani alla lotta armata od alla frustrazione. Inoltre la spinta propulsiva verso i diritti civili ha mosso alla riflessione ed all’impegno innovatore anche i grandi partiti di massa.
 

Altre lotte Gianfranco ha condotto: con la lega per i diritti del malato per una medicina democratica, finalizzata a tutelare i più fragili, dando impulso al Tribunale del malato. Si è speso per la realizzazione di una società dove il rispetto per le persone e per chi vive in condizioni di sofferenza potesse sempre trovare comprensione e rispetto. Ha agito costantemente con fedeltà a questi principi, condividendo e realizzando le stesse idee che Basaglia propugnava a Trento, dando anche origine a Cuneo all’Associazione per la lotta contro le malattie mentali, per una cultura della salute, del rispetto e dell’inclusione. Ha contribuito in modo determinante al cambiamento che ha determinato la chiusura dei manicomi, tra cui l’O.N.P. di Racconigi, ed alla messa in atto di nuove prassi nel rapporto con i malati e le loro famiglie. Quelli erano i tempi in cui vigevano le norme del Codice Rocco, che decretavano che fosse possibile rinchiudere in Ospedale psichiatrico chiunque fosse “pericoloso per sé o per gli altri o di pubblico scandalo”. I pazienti psichiatrici erano così “legalmente” privati dei loro diritti, confinati in strutture avulse dalle comunità locali, senza diritti. Donne incinte non sposate vi erano collocate per evitare “scandalo” e vi finivano anche gli ubriachi molesti, come i soggetti anche in tenera età che presentassero esiti di lesioni del sistema nervoso e fossero vissuti come “scarti sociali”. In allora la psichiatria era considerata e posta fuori dalla sede degli ospedali civili, mondo a sé, esclusione legittimata dalla società. La lotta condotta non fu semplice né breve.

 

Gianfranco si è concretamente impegnato perchè il nostro Ospedale fosse dotato di una TAC, quando interessi privati continuavano a prevalere, offrendo quali soluzioni l’utilizzo di strutture private a Bra ed a Torino, mettendo mano ad una raccolta di firme decisamente rilevante, che coinvolse la città e la provincia.


Si adoprò per la creazione di un reparto Neurochirurgico d’avanguardia, andando per circa un anno a lavorare e stabilire rapporti con la neurochirurgia di Novara: Cuneo deve anche questa eccellenza alla sua lungimiranza, così come si impegnò perché venisse istituita la Neuropsichiatria Infantile. Sapeva bene infatti quanto fosse importante la prevenzione e la diagnosi precoce per migliorare le condizioni di vita e di salute delle famiglie, dei bambini e quindi il futuro della società.
 

Con delicata sensibilità ha sempre ascoltato chi gli si rivolgeva, dedicando la massima attenzione alla persona ed a chi era coinvolto nelle dinamiche del malato, offrendo la percezione di una vicinanza e di una reale partecipazione al vissuto doloroso.

 

Ha fondato a Cuneo la Sezione del partito Radicale, momento fondamentale di confronto ed esperienza di democrazia, che ha permesso la conoscenza e la condivisione di idee e strategie tra molti, giovani e meno, donne e uomini. Come non ricordare le raccolte firme per i Referendum proposti dal Partito Radicale? Ed il coinvolgimento di cancellieri e notai per l’autenticazione delle firme o i comizi svolti “al volo” in Langa o nei paesini delle nostre valli? L’esperienza di lotta politica costruttiva non violenta è stata di fondamentale importanza ed ha rappresentato l’alternativa alla lotta armata in anni bui, dove la democrazia è stata fortemente posta a rischio.

 

Fu lui a volere ed a costruire la prima campagna elettorale di Emma Bonino, che fu eletta al Parlamento Italiano, senza avere alle spalle i grandi Partiti politici.

Tra i suoi interlocutori e compagni di scelte politiche ricordiamo Lidia Rolfi, tornata a Mondovì dopo la deportazione nel lager di Ravensbruck e l’ambientalista-pacifista Alexander Langer, per la cui drammatica morte soffrì molto.

 

E’ stato artefice di una lista civica denominata “Cuneo Verde Alternativa”, con cui, eletto Consigliere Comunale, ha condotto molte iniziative per la salvaguardia dell’ambiente, per proporre un diverso approccio, contrastando il progetto della realizzazione del collegamento autostradale, anche con la realizzazione di un “libro bianco” per informare la gente in modo adeguato.


Ha portato avanti battaglie civili come quella per il diritto a decidere sul fine-vita e l’eutanasia e perché il Comune provvedesse a creare una struttura per il commiato laico per chi non si riconosce in posizioni religiose, in modo che anche la morte possa avere il rispetto della libertà. Questo obiettivo ancor oggi non è realizzato, per l’inerzia degli amministratori comunali, poco o nulla sensibili a questi valori e sempre timorosi verso la laicità. Oggi è in atto una raccolta firme del Partito Radicale a Cuneo per proporre attraverso una petizione al Sindaco della Città la creazione di una “Sala del Commiato” per i funerali laici: sarà la volta buona? Ci sono state a più riprese iniziative in merito, finora senza esito.


Oggi sarebbe stato contento per la nuova tappa raggiunta nel cammino laico di rispetto alla autodeterminazione sul fine vita realizzato dalla sentenza della Corte d’appello diMassa, che, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale, ha assolto Marina Welby e Marco Cappato, definendo che non sia reato agevolare chi abbia bisogno di aiuto per,realizzare il proprio progetto di fine vita.

 

Ha dedicato molte risorse alla conservazione della memoria della Resistenza, perché fosse patrimonio culturale e strutturale imperituro e non solo vuota retorica, realizzandone i valori nella sua vita. Chi non ricorda le battaglie condotte contro gli abusi di alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine contro i ragazzini accusati od implicati nell’uso di droghe leggere o contro persone su cui era facile accanirsi perché socialmente ed economicamente fragili? Erano i Cucchi, gli Uva, gli Aldobrandi nostrani. Fu capace di opporsi alle prevaricazioni anche riferendosi ai responsabili delle istituzioni, insegnando che è possibile difendere i principi costituzionali anche quando coloro che, preposti a funzioni di pubblica responsabilità, si comportano in contrasto con il loro dovere. Lezione di grande attualità: oggi quanto succede nelle caserme dei Carabinieri di Piacenza e Torino, e purtroppo non solo, deve chiamarci a difendere lo Stato di diritto.


Con la stessa coerenza si è impegnato per l’abolizione dei manicomi criminali, vere fosse dei serpenti, inferni in vita, e per tutte le situazioni in cui fosse necessario dare voce e diritti a coloro cui venivano e vengono negati.

 

La sua è stata ed è una grande lezione di metodo politico: la non violenza. Combattere le idee ed i preconcetti, non le persone. Questa è la scelta che ha mantenuto anche di fronte ad attacchi ed offese personali, quali un furto presso la propria abitazione, subito con atti di vilipendio, ripetuti vandalismi al sacrario partigiano di Certosa di Pesio della cui realizzazione e manutenzione si era occupato.

 

Era comunque una persona capace di cogliere gli aspetti umoristici delle situazioni, con una immediatezza ed acutezza unici. Ha sempre coltivato un forte senso dell’amicizia.


Amava la politica, vi si dedicava con autentica passione, partecipando con scritti ed azioni agli eventi sia a livello locale, sia nazionale, sempre con una chiarezza di visione ed una onestà intellettuale a tutta prova. 


Oggi, mentre è sempre più evidente il massiccio attacco ai valori laici costituzionalmente affermati, e l’intrusione dell’integralismo cattolico tenta di far compiere paurosi arretramenti ai diritti civili, dobbiamo ricordare il valore della sua lezione e reagire con chiarezza e determinazione laiche, in ogni campo, tutti insieme: questo è il modo migliore per ricordarlo e mantenere in vita i valori che abbiamo condiviso e condividiamo.


Vogliamo ancora ricordare, come suggerisce il suo amico Sergio Barberis, la sua passione per la bici, respiro di libertà, e quello per il Cuneo Calcio, di cui fu appassionato tifoso, ma anche il suo amore per il cinema e per la storia e la natura locali.

 

A questo sintetico scritto, chiunque ritenga di unire un suo personale ricordo o commento, può inviare una e-mail a questo indirizzo: info@radicalicuneo.org .

Il contenuto verrà riassunto, inserito ed allegato come documentazione integrativa.

 

Gemma Macagno
Cuneo, 26 ottobre 2020

 

 

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