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©​2020 Radicali Cuneo

 

Di Alexandria Ocasio Cortex, Deputata Usa 25.07.2020

 

"Chiedo la parola per una questione che riguarda la mia dignità. Un paio di giorni fa stavo salendo le scale del Campidoglio quando il deputato Yoho è sbucato fuori da un angolo con Roger Williams. Mi ha puntato un dito in faccia rivolgendomi epiteti come «disgustosa, pazza, fuori di testa». Gli ho dato del maleducato. Poi sono entrata e ho votato. Quando sono uscita, davanti ai giornalisti, Yoho mi ha chiamata «fottuta p...». Queste sono le parole con cui si è rivolto a una collega. Una collega che non solo rappresenta il 14° distretto di New York, ma ogni donna del Paese. Voglio essere chiara, i commenti del deputato Yoho non mi hanno colpita più di tanto. Vengo dalla classe operaia, ho fatto la cameriera.

Ho preso la metropolitana, camminato per New York, e conosco quel linguaggio. Yoho non è un caso isolato. Era col deputato Williams, e questo fa capire che non si è trattato di un incidente. È un fenomeno culturale. È la cultura dell’impunità, dell’accettazione della violenza verbale e non solo verso le donne, e di un’intera struttura di potere che la sostiene. A dimostrarlo c’è il fatto che non sono stata apostrofata in modo offensivo solo da esponenti e parlamentari repubblicani, ma l’anno scorso lo stesso presidente Usa mi ha detto di tornare al mio Paese, sottintendendo che non sono americana. Il governatore della Florida, DeSantis, prima ancora che prestassi giuramento, disse di me: «Qualsiasi cosa sia». Nemmeno il linguaggio disumanizzante è una novità. E quindi, mentre facevo queste considerazioni, pensavo di lasciar perdere. Ma quando ieri il deputato Yoho ha deciso di scusarsi in Aula non ho potuto fargliela passare.

Non posso permettere che le mie nipoti, le ragazze che mi conoscono, le vittime di abusi vedano accadere questo, scuse del genere accettate e legittimate dal Congresso. Non ho bisogno delle scuse di Yoho. È chiaro che non è pentito. Ha affermato di avere una moglie e due figlie. Ho due anni meno della sua figlia più giovane. Anch’io sono la figlia di qualcuno. Mio padre, per fortuna, non è vivo per vedere come Yoho ha trattato sua figlia. Mia madre ha visto in tv la mancanza di rispetto manifestata in questo palazzo. E sono qui perché devo dimostrare ai miei genitori che non mi hanno cresciuta affinché accettassi abusi. Il disprezzo di Yoho non è rivolto solo a me, ma a ogni donna. Lui ha dato a ogni uomo il permesso di fare lo stesso con le sue figlie. Non permetterò a nessuno di cambiarci, di avvelenare i nostri cuori. Avere una figlia non rende un uomo decente. Trattare le persone con rispetto, questo rende un uomo decente. E quando un uomo decente sbaglia, si scusa. Non per salvare la faccia. Ma per riparare al danno fatto, in modo che tutti possiamo progredire."

 

*Il discorso della deputata dem di fronte al Congresso

(Traduzione di Carla Reschia)

 

 

 

Cosa denunciamo? 

(Dati UNICEF)

 

Violenza domestica

Secondo indagini condotte in 87 Stati tra il 2005 e il 2016, il 19% delle donne di età compresa tra 15 e 49 anni ha dichiarato di avere subito violenze fisiche o sessuali dal partner nell'arco dei 12 mesi precedenti.

 

Matrimoni precoci e MGF 

A livello globale, la proporzione di donne tra i 20 e i 24 anni che dichiarava di essersi sposata prima dei 18 anni è scesa dal 32% del 1990 al 26% del 2015.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) rappresentano una violazione dei diritti umani ancora molto diffusa. I dati quantitativi non sono facilmente ottenibili, ma si parla di almeno 200 milioni di bambine, ragazze e donne che ne sono vittime in circa 30 Stati, con una regressione del fenomeno del 24% rispetto al 2000. 

Nei 30 paesi per cui questi dati sono disponibili, circa un terzo delle bambine vengono sottoposte a MGF: a metà degli anni '80 la percentuale erano di circa una su due.

 

Lavoro al femminile

Le donne dedicano oltre il triplo del proprio tempo, rispetto agli uomini, ad occupazioni non retribuite (dalla cura dei figli alla raccolta di acqua e legna in ambiente rurale, dall'assenza dal posto di lavoro per ragioni familiari alla preparazione dei pasti).

Nelle imprese, meno di un terzo dei posti di "middle and top management" sono assegnati a donne.

 

Donne in politica

La partecipazione femminile nell'attività politica, misurata attraverso la presenza in Parlamento, è passata dal 13% di dieci anni fa al 23% del 2016. In 46 Stati le donne detengono almeno un terzo dei seggi parlamentari.

 

E in Italia? 

In Italia sicuramente la situazione non è delle migliori. Radicali Cuneo lotta per dire basta alle disuguaglianze, e per una parità di genere vera.

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